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Dimmi come scrivi e ti dirò che fare
di Agata Geraci
Da "Famiglia Cristiana", n. 34 - 28 Agosto 1985


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Al termine della scuola dell’obbligo molti giovani non sanno se intraprendere studi umanistici, scientifici, tecnologici o artistici. E i genitori, combattuti fra il desiderio di lasciare ai figli ampia libertà di scelta e quello, invece, di indicare loro la strada più adatta, si trovano in difficoltà. In questi casi può essere utile ricorrere a un esame della grafia che, attraverso l’analisi di vari segni, chiarisca la personalità, il carattere e le reali inclinazioni degli studenti.

La scrittura è fra i migliori test psicologici: grafologi e psicologi sono unanimi nell’affermarlo. E ne spiegano i motivi: la scrittura – sostengono - è un fatto spontaneo, involontario e poco soggetto alle influenze esterne. Un qualsiasi test psicologico tradizionale può essere condizionato dall’umore del momento e dal rapporto che intercorre fra l’esaminatore e l’esaminato. La scrittura no: è un fatto individuale, personalissimo che, come gli atteggiamenti, la mimica, il modo di gesticolare e di camminare rivelano il carattere, la personalità, le attitudini e perfino i problemi di ogni individuo. Tant’è vero che, pur imparando a scrivere secondo una certa grafia, tutti, fin dai primi anni di scuola, personalizziamo immediatamente la nostra calligrafia e non esistono due persone al mondo che scrivano allo stesso modo. Infine, la scrittura è difficilmente controllabile dalla ragione: il sistema nervoso, infatti, imprime alla penna 9 stimoli al secondo e 550 al minuto durante al scrittura. Impossibile, dunque che la ragione o la volontà, in condizioni normali, interferiscano nell’operazione.
Proprio per questo dall’inizio del secolo ad oggi la grafologia è andata man mano approfondendo le sue categorie, fino a diventare una branca della psicologia. Ed è notevolmente aumentato anche il numero degli psicologi della scrittura.
Ad utilizzare la grafologia come strumento di conoscenza furono per primi i cinesi: “Dalla scrittura si può dedurre infallibilmente se lo scrivente sia persona nobile o volgare” diceva infatti Jo Hsu, celebre saggio cinese. Ma anche nell’antica Grecia, illustri filosofi (come Aristotele e Dionigi di Alicarnasso) mostrarono vivo interesse per lo studio della scrittura.
Nel II secolo dopo Cristo fu Svetonio, lo storico latino a segnalare l’importanza della grafia nella conoscenza di una persona. Nel De vita Caesarum scrisse infatti di aver potuto dedurre le doti e le più spiccate attitudini di Augusto proprio esaminando la sua calligrafia.
Ma a sistematizzare per primo gli studi sulla scrittura fu un italiano, Camillo Baldi, professore di logica e metafisica all’Università di Bologna nei diciassettesimo secolo. Nel 1622 dedicò infatti un capitolo di un suo saggio sulla scrittura alle lettere missive, intitolandolo, appunto, “Come da una lettera missiva si conoscano la natura e le qualità dello scrivente”. Da allora molti insigni studiosi ( padre Girolamo Maria Moretti, autore del primo Trattato di grafologia, padre Agostino Gemelli, fondatore dell’Università Cattolica di Milano, solo per citare qualche nome) si sono occupati della calligrafia e hanno compiuto calcoli complicatissimi per identificare una serie di modelli matematici di riferimento per l’interpretazione della scrittura.
In seguito, utilizzando la statistica, sono stati stabiliti alcuni rapporti fissi tra i vari elementi della calligrafia (altezza e larghezza delle lettere, spazio fra una lettera e l’altra e fra una parola e l’altra, eccetera) e la psicologia, il comportamento sociale e le attitudini dello scrivente. Rapporti che tuttora vengono studiati e aggiornati e che permettono una interpretazione scientifica della grafia.
Utilizzata oggi in psicologia (come strumento diagnostico) sia nella selezione del personale, nell’orientamento scolastico e professionale, la psicologia della scrittura è in piena evoluzione.
Noi, tuttavia, vogliamo occuparci in particolare della scrittura come strumento di orientamento scolastico. Quanti sono i bambini che, dopo la terza media, hanno le idee chiare sull’indirizzo di studi da seguire? Attitudini umanistiche, scientifiche, tecniche, artistiche, sono spesso appena abbozzate nell’adolescenza e gli stessi genitori si sentono disorientati: combattuti fra il desiderio di lasciare ai loro figli ampia libertà di scelta e quello di indicare invece la strada più adatta. Ecco allora che l’esame della scrittura può venire loro in aiuto. Lungi dal voler definire e costringere la personalità di un ragazzo entro schemi prefissati, la perizia calligrafica, eseguita da un esperto, può aiutare a chiarire le attitudini e le doti di un individuo.
Una scrittura larga, che lascia molto spazio fra una lettera e l’altra, rivela, per esempio, spiccate attitudini scientifiche. Una scrittura oscillante, divaricata ma con lettere molto legate fra loro, significa invece propensione agli studi umanistici. Attitudini artistiche, infine, sono espresse da una calligrafia compatta (con parole molto vicine una all’altra) con aste assottigliate e occhielli (quelli delle “a”, delle “o” e delle “e”, ad esempio) molto aperti. Ma sono infiniti gli elementi che caratterizzano una scrittura: basti pensare che per un’analisi completa che voglia dare un’indicazione sul carattere della persona, l’esperto in genere chiede almeno quindici giorni di tempo. Per una “perizia” a scopo d’orientamento scolastico bastano invece 4-5 ore.


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