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Le onde del mare nella sua scrittura
di Agata Geraci
Da "Historia", n. 407 - Gennaio 1992
I
pochi dati che conosciamo della vita di Cristoforo Colombo hanno
sempre lasciato ampio spazio alle interpretazioni più diverse sulla
sua personalità. Ma l'analisi della sua scrittura; condotta da
un'esperta grafologa, può aiutarci a capire meglio chi fosse davvero
l'uomo che scoprì il Nuovo Mondo.
SE
GUARDIAMO la scrittura vivace di Cristoforo Colombo, il primo aspetto
che salta all'occhio è come le forme del suo tracciato grafico
disegnino quasi le caravelle o le onde del mare. Possiamo dire che le
aveva nel sangue.
Maggiori informazioni ci vengono analizzando dettagliatamente gli aspetti
dell'intelligenza e dei sentimenti del personaggio. Colombo sarebbe stato
un timido, con difficoltà nell'azione e nel comando, se in lui
non fosse coesistita quell'altra natura ardente e passionale. Tuttavia
è l'ansia che è fondamentalmente lo spinge a muoversi e
a cercare risposte alla sua grande inquietudine. La sua intelligenza non
risente di fatica o di sfiducia e presenta caratteristiche rilevanti,
come per esempio l'attenzione intensa e veloce, con capacità di
badare contemporaneamente a diverse mansioni e realizzarle rapidamente
nella pratica.
Si nota un allungo nella lettera "V", è proprio il segno
della navigazione, sviluppato oltre misura, indica che la concentrazione
può venire disturbata solo da un'idea fissa ossessiva: la navigazione,
il mare, le navi. Non mancano il discernimento e una visione abbastanza
ampia delle circostanze e delle conseguenze, però Colombo è
un uomo d'azione e di scarsa pazienza, perciò spesso i suoi pensieri
non hanno il tempo per la sintesi e rimangono scollegati fra loro. Di
buona memoria, è più pratico che preciso e vuole al concreto
senza perdere tempo.
Non è mai sereno, solo il mare e l'avventura riescono a compensare
ed assorbire tutta la sua inquietudine. In mare bisogna essere pronti,
capaci di navigare con "tutti i mari": i segni grafici della
scrittura dell'Ammiraglio rivelano tutta l'ingegnosità, il rilevante
istinto tecnico, la duttilità mentale che sono necessarie a un
abile marinaio.
Colombo otteneva con fatica credito alle sue proposte pur avendo molte
idee orientate verso il nuovo, non aveva la forza e la tattica per imporle
in modo persuasivo.
Era più un realista che un innovativo, pronto a fare variazione
su un tema, con tonalità estrose e bizzarre, ma poco capace di
essere convincente e troppo impulsivo per essere diplomatico.
La sua è la scrittura di chi, capace di sentire le idee degli altri,
lo è un po' meno ad accoglierle se gli incrociano un progetto.
Le insidie gli inganni provocano in Colombo un'eco interna di terrore
che non gli permette di controllare più il comportamento e si mette
in contrasto con tutti, sovrastato dalla collera e dall'ira. Inoltre pur
sfogandosi verbalmente, continua a patire gli effetti del risentimento
e il dolore seguita a operare nell'interno, aggravando la situazione e
determinando molto spesso la rottura dei rapporti. Oppure può avvenire
la riconciliazione, ma interposta persona, alla quale lui è riconoscente.
Tuttavia durante la trattativa è forte la tentazione a recriminare,
determinando ritorni di tensione. E' un uomo litigioso, ma a riconciliazione
avvenuta non serba il ricordo delle offese sofferte e passa all'attuazione
pratica dei suoi progetti. Scontroso, proprio per i complessi d'inferiorità,
tuttavia sa anche adattarsi di buon grado alle situazioni e in questo
caso diventa simpatico, confidenziale, addirittura brillante quando non
eccede in bizzarrie ed estrosità
E l'amore? Dalla sua scrittura si deduce che Colombo non era certo fatto
per il matrimonio. Energico sul piano sessuale, risente di confusioni
affettive. Inaffidabile in quanto a costanza e sincerità, sa donare
però con sincerità dei bei momenti, in cui ama provare la
sensazione di essere l'esclusivo oggetto della passione della persona
amata. Comunque anche se è un partner invadente, sa amare con slancio
e in fondo aspirerebbe ad un rapporto regolare e legittimo, da vivere
con tenerezza.
Non è da considerare prepotente, ma come una persona particolarmente
originale, dallo sviluppo psicologico deformato. Si tratta di una situazione
psicologica non sgradevole e non disagiata, quella proiettata della scrittura
di Colombo ma, pur nel suo carattere prevalentemente elettivo, dovuto
al fatto che il soggetto soddisfa impulsi gradevoli provenienti dal proprio
subconscio, è sempre un fenomeno bizzarro e morboso.
Colombo poteva trasformarsi anche in un individuo umile che sapeva adattarsi
o addirittura sottomettersi, purché non si tentasse di fermarlo
o di costringerlo nei limiti delle regole degli altri, che a quel punto
disprezzava e nei confronti dei quali si considerava più saggio.
Collerico e indisciplinato, era tuttavia sensibile alla voce della coscienza,
retto, capace di autocritica; desiderava solo che tutto quello che voleva
fosse accettato, lecito e legalizzato.
Chi, come lui, nella scrittura presenta quei prolungamenti assurdi verso
l'alto ha la tendenza a persistere indefinitamente su un pensiero dal
contenuto emotivo elevato. Non per niente un segno del genere si chiama
in grafologia
"riccio della fissazione" e indica la presenza di un'idea ossessiva,
che può essere causa di depressioni, di rinunce sorde a ogni incitamento
esterno
Colombo era un uomo massimamente attivo, dinamico e buon collaboratore,
infatti sapeva adattare i suggerimenti degli altri come varianti di situazioni
note, con forte ingegnosità. Era un condottiero ma non un comandante,
le sue decisioni erano pronte, ma incerte quando riguardavano il prossimo,
cioè era ostinato, tenace, coinvolgente, ma non autoritario. Dinamico
e vigoroso, non risentiva della fatica e portava a termine tutto quanto
aveva intrapreso.
Come la storia ha dimostrato.
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