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Un ingegno elettrico
di Agata Geraci
Da "Historia", n. 433 - Marzo 1994


Clicca per ingrandireAlessandro Volta avrebbe potuto essere un irresponsabile se la sua esuberanza non fosse stata tenuta a freno dall'altrettanto connaturato autodominio e dalla robustezza morale. Visse nell'Europa farraginosa, insofferente e caotica del suo tempo, dove si inserì con tutta la sua titanica struttura psichica (scrittura robusta), capace di contemperare l'impeto del sentimento, l'intuito, la riflessione, il coraggio, la serenità, la consapevolezza. Alessandro Volta è la calma nella tempesta quando tutto intorno a lui è ferro e fuoco: Napoleone impotente che fugge dall'Egitto, i cosacchi che premono per la prima volta in Europa già squassata dallo scontro franco-austriaco… egli compie il gran passo verso strade totalmente sconosciute.
La sua grafia rivela un'intelligenza che si esprime in modo risoluto e dinamico, ma con garbo e fiducia. Il sogno di Volta è lo strumento di precisione che misura le forze naturali, converte le qualità in quantità, il fenomeno in formule matematiche.
Sicché, pur essendo di natura prevenuto, temerario e collerico (scrittura molto premuta, pendente, linee basilari grosse), domina le spinte passionali con un non comune equilibrio e, ancora giovane, fissa la regola fondamentale dell'indagine scientifica: "Nel considerare le cause e gli effetti dei fattori fisici, bisogna eliminare l'azione perturbatrice del sentimento".
La sua non è certo la scrittura dell'uomo servile, ma egli fu razionalmente docile con tutti i governi per coerenza con le proprie direttive interne. Diceva: "Deviare quando la strada devia, è necessità di cammino".

Il sogno di Volta
Pur vedendone le assurdità più patologiche, Volta non molestò la storia per farle dire ciò che non aveva detto, o che i partiti si sforzavano di mettere in mostra. Lo scienziato si accontentò di poter essere sempre fecondo nel proprio campo di lavoro ed ebbe da tutti i governi i necessari aiuti per proseguire le sue scoperte e per tenere sempre salda la sua cattedra all'università di Pavia, in mezzo al fluttuare di uomini e di cose.
Clicca per ingrandireVolta è dotato di non comuni capacità organizzative, che gli conferiscono chiarezza di idee e pronta visione delle mete da conseguire (scrittura chiara e larga tra parole). La sua vita affettiva, per esempio, è tenuta anch'essa sotto ordinato controllo. Rimase celibe fino a cinquant'anni quando, incendiatosi di tutta la passione di cui era capace per una cantante, sposò invece, su pressione dei suoi padri spirituali, Teresa Peregrini, bruttina, ma nobilissima, ricca, saggia... e fu contento, l'automoderazione aveva la meglio sugli ardori.
Poeta e scienziato, duttile, abile, lucido, sa armonizzare serenamente sentimenti, passione e ragione senza mai confonderli. Esponente dell'aristocrazia comasca, ne conserva le espressioni più significative, le abitudini e i costumi, le tradizioni (scrittura arcuata). Per questo l'Illuminismo in lui non si esprime come una negazione brusca.
Il passato è sentito come espressione intellettualistica di svolgimento e di progresso (scrittura fluida e ascendente), con un'idealità etica, tipico retaggio di una storia tutta italiana (storia di città, di municipi, di raccoglimenti domestici) e lombarda in particolare, che nella forza morale trova coesione e armonia nel pur inevitabile conflitto sociale.
La vita del personaggio ha un avvio originale fin dall'inizio; non sembra che egli abbia avuto un apparente sviluppo precoce se è vero che solo a quattro anni pronuncia la sua prima parola: un "no" secco secco. Ma quando fu più grandicello emersero subito la spiccata vivacità d'ingegno e la curiosità instancabile nell'osservare e nell'indagare i fatti naturali, che furono le sue vere uniche guide.
I suoi automatismi mentali operavano con precisione, arrivavano al nodo dei problemi facilmente e senza perdere tempo. Volta fu geniale, pratico, uomo dall'azione forte che si estende ad ampio raggio con costante efficienza. Si inebriava nei trionfi della scienza, come già detto, ma il suo animo era capace di reggere contemporaneamente la fredda oggettività dello scienziato e l'esaltazione del poeta.

Sulle orme di Galileo
Entusiasmo, lirismo, solennità, zelo diedero il via ai suoi studi sulle scienze naturali, sulla fisica e soprattutto sull'elettricità, dietro le orme di Galileo "primo maestro italiano di verità ardimentose". Egli considerò Galileo sua anima gemella, suo maestro spirituale, ma nacque in un tempo più fortunato che andava in cerca di uomini illustri per assicurare decoro alla nascente democrazia.
Rifacendo e variando gli esperimenti di Galvani, formulò la sua teoria sull'elettricità di contatto. Nel 1800 verificò la validità delle sue ipotesi costruendo un dispositivo (pila di Volta) con cui per primo ottenne la corrente elettrica.
L'esistenza di Alessandro Volta dà ragione a uno storico che scrivendo di lui disse parole di speranza: "In Italia la pianta uomo cresce robusta (...) nell'Italia che, anche se invasa, percossa, smunta, svuotata di ogni sua ricchezza, riemerge per impeto d'ingegno".

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