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Uno scienziato audace e modesto
di Agata Geraci
Da "Historia", n. 421 - Marzo 1993
Figlio
di due genitori innamoratissimi, intraprendenti, anticonformisti, dotato
di due culture, quella italiana del padre e quella inglese della madre,
da ragazzo insicuro Guglielmo Marconi divenne uomo risoluto e ostinato.
La scrittura veloce, ordinata mostra una vivacità contenuta ed
efficacemente controllata e mediata dalla ragione e dalla riflessione.
Galileo e Alessandro Volta erano personalità composite che emersero
nella scienza per ingegno e accuratezza. Guglielmo Marconi, invece, ha
la purissima scrittura dello scienziato che manifesta quell'intelligenza
atta a distinguere con la massima precisione ogni minimo particolare,
a vedere, conoscere e riconoscere analizzando con attenzione istintivamente
intensa. Non ha alcuna ambizione di comando, ma è insofferente
verso quanto ostacoli e ritardi l'attuazione dei suoi chiari progetti
sperimentali; a quel punto da timido diventa aggressivo o addirittura
irritante.
L'audacia che lo contraddistingue non proviene tanto dalla sensazione
interiore di forza, quanto dall'evidenza scientifica che l'acume, il giudizio
critico, l'analisi e la capacità di sintesi hanno saputo mettere
in luce.
In Marconi nulla contrasta il libero coordinarsi degli automatismi intellettivi:
l'attenzione è intensa, veloce (scrittura fluida, piccola, uguale),
nella sua personalità c'è un insieme di regolarità
e di impazienza, di costanza e perseveranza, anche se egli non è
esente da collera e da eccessi di emotività. E' forte in lui il
senso dell'onore, con casi limite di travisamento morboso delle offese
personali e di conseguente difesa esasperata dai giudizi maligni altrui.
Una strana serenità, quella di Marconi, turbata in fondo da preconcetti
di ambizione idealistica e da avventatezza nei giudizi e nell'azione.
Un contrasto veramente stridente è quello tra sensazione d'inferiorità
e sopravvalutazione del proprio modo di pensare, come se Marconi avesse
introiettato per sempre la denigrazione e l'ostruzionismo del padre, che
fu sempre avverso ai suoi studi e ai suoi esperimenti scientifici, e l'incessante,
amoroso interesse della madre, che invece assisteva e proteggeva apertamente
il lavoro del figlio.
Com'era in realtà Marconi? I ricci soggettivi (allunghi finali
nella "a") mostrano un senso dell'io rigido e incorreggibile
e una situazione di passionalità focosa, occultati dall'altrettanto
autentica umiltà. Gli anni dell'adolescenza furono i peggiori nella
vita di Guglielmo, perché il suo anticonformismo venne interpretato
come stupida caparbietà dai coetanei, dagli adulti e soprattutto
dal padre. Forse si aveva anche ragione a rimproverargli una certa adolescenziale
supponenza, ma proprio quell'ostinazione fece dono al mondo di una fondamentale
nuova invenzione.
Una mente
fervida e pronta
A tredici anni Guglielmo prese a frequentare l'istituto tecnico di Livorno
e i successivi sette anni, difficili ma densi di emozioni, avrebbero visto
il ragazzo che si divertiva a riprodurre giocattoli elettrici trasformarsi
nello scienziato, premio Nobel per la fisica, nel genio che, dimostrando
come le onde elettromagnetiche possano superare la curvatura terrestre,
poté realizzare per primo nel 1918 un collegamento radio tra l'Inghilterra
e l'Australia.
Le
spinte verso l'inventiva non sono determinate da aggressività,
ma da una mente fertile e pronta. La presunzione, la collera mal celata
nel vedersi contrastato, la generale reattività del suo sistema
nervoso conferiscono a Marconi incisivo mordente, mentre la sua ampia
visione mentale, la sua volontà, riservatezza e autodisciplina
incutono rispetto e immediata accettazione di quanto egli propone.
Già a vent'anni, nonostante i brontolii paterni, Guglielmo riusciva
a impadronirsi della soffitta di casa (il suo primo laboratorio scientifico)
e vietava a chiunque l'accesso in quelle due stanze. Progressivamente,
il suo laboratorio elettrico divenne per lui tutto il mondo.
A Londra fondò la sua società di telegrafia senza fili,
ma fu la marina a ottenere da lui il primato delle radiocomunicazioni
fra la terra e le navi in navigazione.
La regia marina italiana fu riconoscente a Marconi e volle accoglierlo
nelle sue fila. E lo scienziato, diventato
quanto mai noto e illustre, nominato senatore dal re, fu marinaio, sottotenente
di vascello, capitano di fregata, contrammiraglio, secondo un crescendo
a lui congeniale. Una vita brillante, alla luce del sole, anche se con
qualche opposizione da parte di rivali invidiosi.
Marconi non ebbe bisogno di lottare molto per imporre la sua celebre invenzione:
il telegrafo senza fili fu presentato proprio quando serviva a tutto il
mondo, nella prima guerra mondiale. Non freddo scienziato ma uomo gaio,
affettuoso, vitale, Marconi non appariva mai spavaldo; talvolta, invece,
sembrava possessivo e forse un po' sospettoso, (quanto bastava per guardarsi
le spalle). Raffinatezza, passione, intelligenza furono i suoi tratti
caratteristici.
La sua modestia di fondo era massima; sicuramente credette di aver scoperto
qualcosa di ovvio, come confermano le sue vive parole: "La mia principale
preoccupazione", disse, "stava nel fatto che l'idea era così
elementare, così semplice nella sua logica, che mi pareva difficile
credere che nessun altro avesse pensato di metterla in pratica".
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