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Le ire di un narcisista
di Agata Geraci
Da "Historia", n. 419 - Gennaio 1993
"Io
non ho bisogno della borghesia tedesca, è la borghesia tedesca
che ha bisogno di me e del mio movimento. Io ho lanciato nel mondo l'idea
nazionalsocialista e attuerò questa idea brutalmente e se è
necessario con la forza. Sotto questo aspetto io mi sento l'inviato del
destino". (Sono parole di Hitler dal colloquio con Richard Breiting,
4 maggio 1931).
L'ascesa di Adolf Hitler al potere supremo è uno di quegli avvenimenti
della storia mondiale totalmente inspiegabili in termini razionali. Il
potere di Hitler in Germania durò soltanto dodici anni: riesce
quasi difficile crederlo, considerata la portata degli avvenimenti.
In altri dittatori c'era qualche parvenza di logica, sapevano quel che
facevano, cercavano di realizzare qualcosa di buono secondo i loro punti
di vista. Hitler invece sembra si servisse del potere per perseguire le
sue fantasie personali. Gli allunghi in basso molto pronunciati della
sua scrittura rivelano spiccate attitudini pratiche, organizzative: costrinse
infatti i tedeschi, facendo leva sul narcisismo di gruppo, a tradurre
in azione i suoi sogni, i suoi incubi.
Le
ambizioni del Fuhrer
Quel che volesse Hitler tentano di chiarirlo dalla loro ottica storiografi
e biografi: essi affermano che voleva dimostrare di essere degno associato
delle autorità dominanti. Il motivo profondo di tale atteggiamento
possiamo cercarlo con una domanda: che cosa voleva evitare Hitler? Di
essere schiacciato dalla fortissima depressione e dal senso di indegnità,
risponde il tracciato grafico col rigo dritto e la firma discendente.
Rabbia distruttiva (scrittura fluida, pendente, aste rette), volta a cancellare
ogni affetto residuo e quanti sulla terra potessero ricordargli che un
giorno aveva avuto bisogno di loro. Uccise gli ebrei perché lo
avevano aiutato quando era povero e perché costituivano il bersaglio
più accessibile per le sue energie colleriche.
Per evitare la penosissima sensazione di sentirsi inetto, non accettato,
la sua mente divenne uno specchio distorto in cui Hitler vedeva se stesso
come una gigantesca figura imperiale, che copriva con la sua ombra il
mondo intero. Meglio l'ira che la depressione. E' una manovra difensiva:
comportandosi in modo irascibile, il soggetto nega la propria paura di
essere "nessuno".
La soluzione che adottano spesso i narcisisti frustrati come lui è
di "corazzarsi" tendendo i muscoli del corpo, tanto da impedire
l'espressione di qualsiasi sentimento per formare uno scudo contro gli
oltraggi provenienti dall'esterno e contro gli impulsi interiori. Il corpo
di Hitler era rigido, tutto d'un pezzo, come un bunker che deve resistere
agli attacchi.
Anche la sua scrittura è rigida. Il rigo sembra retto ma a una
attenta analisi si rivela tortuoso, svelando astuzia, insidia, disprezzo
per le persone corrette, sentimenti devianti nascosti sotto un'apparenza
di rettitudine.
Lotta
priva di significato
Quella di Hitler dunque è la scrittura di chi ha bisogno di identificarsi
con un'immagine grandiosa per ignorare la molestia della propria realtà
interiore: l'apparenza esterna diventa un modo di conquistare l'accettazione
degli altri e di acquisire potere su di loro: ma bisogna aggiungere che
più un soggetto simile ha successo, più diventa rabbioso.
In fondo non può tollerare il successo, deve inevitabilmente distruggere
i risultati dei suoi sforzi e siccome ugualmente intollerabile gli è
il fallimento, si trova condannato ad affermarsi in una lotta priva di
significato, in quanto il trionfo non ha maggior valore della più
squallida sconfitta.
Hitler è intelligente, possessore di talento e doti organizzative
non comuni, portato a esprimersi con tonalità molto personali.
Gli inganni, i raggiri lo terrorizzano (tagli della "t" cortissimi),
ma essendo impetuoso, impaziente, sopravvaluta le proprie forze e non
si presta all'autocritica, né all'autorettifica (moto tronfio).
Raffinato, gli piace l'espressione artistica, gli piace muoversi; il sesso
invece risente di una patologica situazione edipica che porta a sopprimere
i sentimenti sessuali, il che equivale a una castrazione psicologica che
lascia impotenti. Profondamente è questa impotenza che sta alla
base della lotta per il potere.
E' un comportamento psicotico, quello del Führer, tipico di una personalità
narcisista in cui mancano i sentimenti, perché manca la sensazione
della propria esistenza (scrittura piccolissima). Quelli come lui, per
continuare a vivere, non devono solo sentirsi migliori degli altri, ma
credersi al di sopra di tutti, sempre per non rivelare le paure e i bisogni
che essi stessi non sanno ascoltare.
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