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Una mente aperta alle novità
di Agata Geraci
Da "Historia", n. 416 - Ottobre 1992
Intelligenza
superiore, ingegnosa, quella di Galileo, che procede sulla base della
massima chiarezza nell'osservare, analizzare senza sosta, con efficienza,
senso critico, riflessione, ponderazione; elabora strategie, trova soluzioni
efficaci sostenute da fortissima tenacia ideologica e perseveranza. Tale
forza mentale, tuttavia, non trova riscontro in un'emotività altrettanto
salda.
Le combinazioni grafiche si presentano in modo molto personale, consistono
soprattutto in collegamenti ricchi di soluzioni (lettere "d",
"r") proprie di chi può risolvere in modo particolarmente
intelligente problemi anche molto complicati. Galileo infatti perfezionò
l'invenzione del cannocchiale, dovuta probabilmente a occhialai olandesi
e l'adattò in modo da poter osservare i corpi celesti: i rilievi
sulla luna, le macchie solari, i quattro satelliti di Giove, le fasi di
Venere... osservazioni che lo indussero a confermare fatalmente la teoria
copernicana.
Le sue scoperte non furono solo frutto dell'intuizione geniale di una
mente vogliosa di novità, ma il prodotto di rigorosi studi scientifici
condotti con metodo e precisione.
A Galileo non mancano prosopopea o petulanza, ma vengono alternate a capacità
di adattamento, arrendevolezza, sottomissione allorquando le sue posizioni
producono conseguenze pericolose per la situazione economica o per la
salute.
E' irrequieto, ma non passionale, non ha desideri di vendetta; odio o
invidia sono tenuti a bada dall'autodisciplina; la sua energia psichica
permette una situazione di equilibrio che tuttavia entra sovente in crisi.
Portato ad azioni chiare che gli lascino la coscienza tranquilla, può
accettare compromessi, ma non scorrettezze.
Amante
della libertà
E' spirito intellettuale, perfezionista, volitivo, dall'umore vivace ma
non gaio, anzi predisposto ad avvilimento o svigorimento. Amante della
libertà, assolutamente insofferente per quanto possa ridurre la
sua indipendenza, è addirittura ossessionato dall'idea di evitare
situazioni che comportino sottomissione ad altri e opera in tal senso
con una certa abilità non priva di astuzia.
Lo scienziato sostenne con costanza le sue teorie ma vediamo con quale
stato d'animo affrontò le lunghe e pesanti battaglie che ne derivarono.
La sua mente era lucidissima e gli consentiva di rendersi conto in modo
approfondito e oggettivo di come stavano le cose. Le sue verità
innegabili lo aiutarono a perseverare, ma non aveva la forza per esercitare
una sufficiente pressione sull'ambiente. Non tanto sospettoso, quanto
sensibile, sapeva rendersi conto delle intenzioni insidiose degli altri
e ne aveva paura (tagli "t" corti), nonostante il suo atteggiamento
sereno e razionale. In questi casi faceva ricorso a espedienti o cercava
di appoggiarsi a persone che potessero influire sulla situazione (aste
curve con occhielli superiormente angolosi).. Non era impetuoso o aggressivo,
la sua difesa principale consisteva nell'intelligenza con cui poteva valutare
adeguatamente le circostanze e le conseguenze degli atti propri e altrui.
Egli rinnegò la sua opera per non morire e a 65 anni fu condannato
alla prigione a vita.
C'è chi vede in questa scelta una certa mancanza di fermezza. In
effetti Galileo non è tutto d'un pezzo, si domina con coraggio
fino a un certo punto, dopo ha dei cedimenti: vuole imporsi ma con metodi
blandi. La sua ambizione è determinata dalla voglia di creare cose
utili al prossimo e dal desiderio di essere importante e riconosciuto
per i suoi meriti.
Egli poté difendersi dai vari tranelli che specialmente i cattedratici
dell'università di Pisa gli tesero, poiché non tolleravano
che venissero messi in discussione mille anni di cultura e le loro tradizionali
teorie.
Galileo seppe assicurarsi la protezione di Cosimo de' Medici e del Cardinale
Bellarmino (finché questi visse!), I suoi nemici però capirono
che fra le varie trappole per colpirlo la migliore era quella di agganciare
l'operato dello scienziato alla questione religiosa.
Un'opinione
assurda
La reazione della Chiesa fu violenta: l'inquisizione dichiarò che
era da considerarsi stolta e assurda l'opinione che la terra si muovesse
attorno al sole e ruotasse attorno a se stessa con moto diurno; la pressione
attuata affinché Galileo si persuadesse ad abbandonare le proprie
idee fu massima.
Lo scienziato evitò il rogo: furbizia o debolezza, la questione
galileiana è stata dibattuta fino ai nostri giorni.
Dalla scrittura si capisce che Galileo fu corretto, tenace, pur con le
debolezze tipiche della normale condizione umana.
Essendo stata commutata la sua pena capitale in quella dell'isolamento,
egli trascorse gli ultimi anni della sua vita ad Arcetri, dove, nonostante
la sopraggiunta cecità proseguì segretamente gli studi,
che vennero pubblicati in Olanda. Quando morì, nel 1642, aveva
78 anni.
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