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Un mistico ideologo
di Agata Geraci
Da "Historia", n. 415 - Settembre 1992


Joseph Proudhon, teorico francese del socialismo della prima maniera, lasciò scritto: "Mazzini è l'uomo di una idea e di una politica. Ciò che lo distingue da tutti è questo: che egli fa della sua idea una religione e che per servirla non esita a seguirne la massima fino alle sue conseguenze".
Figlio di un medico e professore di anatomia all'università di Genova, occupato tutto il giorno dalla sua professione, il piccolo "Pippo" trascorse i primi cinque anni della sua vita senza appetito e senza energie e non potendosi reggere in piedi stava tra un sofà-protesi che il padre gli fece costruire e le braccia della madre. Fu come se in Mazzini il profondo senso religioso della donna e il suo mito per la cultura si fossero tradotti in un tutt'uno di ideologia e "apostolato" politico.
Ma vediamone il carattere. La fiducia in sé risente di quei primi anni di debolezza. Mazzini cerca certezze nell'analisi minuziosa di tutti i benché minimi particolari, nell'ordine e in una sorta di fermezza che evoca gli aspetti della perseveranza. Ma la sua psiche ha la struttura di un puzzie: rimane coesa soltanto dall'unione precaria delle cento tesserine. Per esempio sa organizzare le situazioni inquadrandole in una visione abbastanza ampia, ma non collega tra loro gli elementi in essa compresi e li valuta in maniera avventata. Non si adatta alla realtà, ma tende piuttosto ad adeguare questa alle proprie idee.
Tenace, anzi ostinato, carente di duttilità mentale, di autocritica e di possibilità di autorettifica, difende diabolicamente i propri propositi manovrando in maniera elastica, mediante tattiche insinuanti; ammorbidisce così l'animo delle controparti per approfittare successivamente della loro mancanza di resistenza e realizzare a quel punto anche i propositi che ha momentaneamente accantonato.
I suoi automatismi operano con precisione ma senza capacità di cogliere le sfumature; per cui si ha pesantezza del procedimento intellettuale e la mente tende a vedere le cose più quali essa vorrebbe che fossero, che quali esse veramente sono. Abilmente Mazzini sa diventare anche duttile ma solo per ottenere i risultati che si è proposto, con la propensione a sottovalutare la libertà e la volontà altrui.
Nei confronti dell'avversario, la sua mente trasforma la sensazione di terrore in una reattiva sorta di serenità e lo riconduce a un atteggiamento interiore pseudo-realistico. Questo gli permette di affrontare il rivale perfino con impulsi di franchezza.
Permaloso, domina le proprie reazioni d'ira, lasciandone sfuggire solo una parte, il resto lo convoglia in modo freddo e calcolato al fine di districarsi dagli inconvenienti e successivamente rompe i rapporti senza rimpianti. All'occasione sa accattivarsi simpatie con modi di fare estrosi e confidenti. Sente in chiave mistica i propri idealismi o i desideri sessuali.
Un atteggiamento imprevedibile quello di Mazzini, così come inafferrabile è egli da combattente profugo; un allegro stornello di dell'Ongaro comincia così:

Chi dice che Mazzini è in Allemagna
chi dice che è tornato in Inghilterra
Chi lo pone a Ginevra e chi in Ispagna,
chi lo vuol negli altari e chi sotterra.
Ditemi un po' grulloni in cappa magna:
"Quanti Mazzini c'è sopra la terra!".

La sua è la scrittura del teorico dotato di analisi, metodo, precisione, ma per certi aspetti dà ragione a quanti videro in Mazzini un uomo che insiste nel giocare soltanto il proprio gioco, sprecando risorse in innumerevoli piccole insurrezioni, che non si legano a quelle guidate da altri e non le aiutano.
Uomo con mille interessi e possibilità mentali, ha una psiche fratturata dalla fortissima paura di venir abbandonato, tanto da costringerlo a rompere paradossalmente ogni relazione affettiva con persone e luoghi per il timore inconscio di non resistere a eventuali distacchi. Compensò il vuoto emotivo con una ideologia misticizzata, che non poteva mai lasciarlo perché era sua.

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